Il packaging di lusso vale oggi 17,2 miliardi di euro a livello globale, con l’Italia che ne rappresenta circa l’8% – pari a 1,4 miliardi di euro – e una crescita di settore superiore al resto del comparto packaging. Ma è un mercato che si trova davanti a una domanda non più rinviabile: come adeguarsi al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) senza perdere ciò che ne costituisce il valore – peso, materiali, finiture, esperienza sensoriale – senza il quale il prodotto smette semplicemente di percepirsi come lusso. È la questione al centro delle linee guida elaborate dalla Commissione Luxury Packaging dell’Istituto Italiano Imballaggio, presentate a Packaging Première Milan 2026.
I dati presentati da Barbara Iascone, Responsabile ufficio studi dell’Istituto Italiano Imballaggio, confermano la centralità economica del comparto: in Italia, su 17,6 milioni di tonnellate di imballaggi prodotti nel 2025, quasi 209mila tonnellate sono destinate al segmento luxury – poco più dell’1% in volume, ma con un valore economico nettamente superiore alla sua incidenza fisica. A trainare la domanda è soprattutto la moda, dove il 70% del fatturato di settore in Italia è legato a prodotti di alta gamma, seguita da cosmetica e profumeria (16%) e beverage premium (25%). Sul piano dei materiali, il lusso si distingue per vetro più spesso, carta e cartone ad alta grammatura, e una presenza significativa di tessuti e metalli speciali assenti nel packaging tradizionale – caratteristiche che oggi si scontrano direttamente con gli obiettivi di riduzione peso e ottimizzazione materiali imposti dal PPWR.
Le linee guida, coordinate da Marco Scatto, Coordinatore della Commissione Luxury Packaging, si muovono su assi interconnessi: sostenibilità intesa come nuova forma di eccellenza, non come rinuncia; innovazione progettuale e tecnologica; conformità puntuale ai requisiti del PPWR, dal design for recycling all’uso di materiali riciclati e bio-based; collaborazione strutturata tra tutti gli attori della filiera; integrazione dell’economia circolare fin dalla fase di progettazione, e non come correzione a posteriori. Il documento, costruito coinvolgendo brand owner, converter, fornitori di materie prime e di tecnologie, non si limita a interpretare la normativa: propone un metodo di lavoro multi-stakeholder, basato su pluralità degli attori, riconoscimento degli interessi differenti, interdipendenza tra i soggetti della filiera e confronto continuo lungo tutte le fasi del progetto.
Dal punto di vista dei brand, Luca Amato, Head of Packaging Innovation and Quality di Dolce&Gabbana Beauty, parte da una precisazione terminologica: parlare di packaging per il lusso, e non di lusso, significa riconoscere che la confezione non è un elemento separato dal prodotto, ma parte integrante dell’esperienza attraverso la quale il consumatore entra in contatto con il brand – fatta di peso, materiali, finiture, sensazioni tattili, elementi che spesso vengono associati direttamente alla qualità percepita. È proprio qui, secondo Amato, che si gioca la sfida principale: molte di queste caratteristiche entrano in tensione con gli obiettivi del PPWR su riduzione del peso e ottimizzazione dei materiali, e troverà nuove soluzioni solo chi saprà preservare il valore percepito senza opporsi alla sostenibilità. Amato allarga poi il discorso alla reputazione, oggi uno degli asset più importanti per i marchi del lusso: il coinvolgimento degli stakeholder non riguarda più solo i consumatori, ma anche dipendenti, investitori e fornitori, in un contesto in cui la pressione ESG incide sempre più direttamente sulla competitività delle imprese. Per questo, sottolinea, la supply chain deve condividere standard e obiettivi comuni, ed eventi che mettono attorno allo stesso tavolo brand, fornitori e produttori di materiali diventano un tassello sempre più importante del processo di innovazione.
Il cambiamento più profondo, secondo Roberto Della Rupe, Founder & CEO di Luce, riguarda il rapporto tra brand e fornitori: la responsabilità condivisa introdotta dalle nuove normative rende insufficiente la tradizionale separazione tra cliente e fornitore, spingendo verso una vera partnership industriale, dove i converter devono comprendere il quadro normativo tanto quanto le specifiche tecniche. Negli ultimi dieci anni, osserva, il settore ha vissuto una trasformazione superiore a quella dei quarant’anni precedenti, superando la convinzione che sostenibilità e qualità percepita fossero incompatibili. Il messaggio condiviso in chiusura dai relatori è che la priorità dei prossimi anni si giochi su innovazione e gestione del fine vita: non un vincolo normativo da subire, ma un terreno su cui ridefinire cosa significhi davvero eccellenza nel packaging di lusso.
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit