Packaging Première Milan consolida il proprio ruolo non solo come punto di riferimento per il packaging di alta gamma, ma come piattaforma culturale capace di anticipare linguaggi, estetiche e visioni del settore. L’edizione 2026 trova la sua espressione più pura nell’Art Gallery, lo spazio di sperimentazione artistica dell’evento.
“L’Art Gallery è il cuore narrativo del progetto culturale di Packaging Première, dove la nostra visione prende forma e si traduce in un linguaggio condiviso tra arte e design”, afferma Lara Castagna, Head of Event di Packaging Premiere.
L’immagine guida dell’edizione 2026 di Packaging Premiere, firmata dalla paper artist Elisabetta Bonuccelli, nasce da un origami geometrico che restituisce centralità al gesto, alla materia e alla costruzione manuale. La sua ricerca diventa la matrice concettuale dell’intero progetto espositivo: un ritorno alle origini della forma che, dall’artigianato, si estende alla filiera del packaging, suggerendo un nuovo umanesimo della collaborazione.
L’Art Gallery 2026 si articola in un percorso immersivo composto da tre stanze monocromatiche — bianco, rosso e nero — ciascuna pensata come un ambiente emotivo e percettivo distinto. In questo spazio, la piega diventa traccia, ritmo, tensione visiva; un gesto che lascia segni non solo grafici, ma concettuali. I protagonisti saranno nove artisti (selezionati tra le candidature pervenute attraverso la call for artist, ancora aperta per qualche giorno a tutti i designer, digital artist, grafici e illustratori), chiamati a interpretare il tema attraverso un trittico: un’opera bianca, un’opera rossa, un’opera nera. Le tre opere dovranno dialogare come parti di un unico progetto, pur mantenendo autonomia all’interno delle rispettive stanze. Non semplici variazioni cromatiche, ma tre visioni complementari, capaci di declinare un’unica idea in tre atmosfere. Le opere saranno in vendita durante tutto l’evento.
Ogni colore è associato a una traccia musicale di Anna Ox — Brughiera per il bianco, Ramo per il rosso, Lady Isabel per il nero — utilizzata non come riferimento illustrativo, ma come impulso emotivo e ritmico. Il suono diventa struttura, modulazione, dinamica visiva.
Il tema esplora la manualità come processo attivo: poligoni, reticoli e pattern si comportano come strutture ritmiche; increspature e discontinuità generano variazioni assimilabili a modulazioni sonore; sovrapposizioni, texture e rilievi trasformano il foglio in una scultura visiva.
La luce agisce come una partitura, il colore come tempo, la materia come gesto. Processi ibridi — dall’analogico al digitale — permettono di simulare pieghe e deformazioni impossibili, mantenendo una forte matericità stampabile.
Un’anteprima di alcune delle opere esposte nella Art Gallery 2026.
Opera: “ORIGIN”
Artista: Aimonia
Le opere esplorano la carta come superficie originaria, dove strappi e pieghe trasformano il foglio in spazio, luce e materia. In ogni trittico, il bianco suggerisce nascita e possibilità, il rosso evoca energia, crescita e trasformazione, mentre il nero apre al vuoto e alla dissoluzione. Attraverso questo gesto creativo, la carta smette di essere semplice supporto e diventa luogo di nascita e metamorfosi, raccontando diverse forme di origine e invitando lo spettatore a un’esperienza visiva immersiva e poetica.
2. Daria Songo e Yuliya Salukvadze
Opera: “The paper bears witness”
Artista: Daria Songo e Yuliya Salukvadze
Questo trittico esplora le dinamiche dell’adattamento attraverso un vocabolario fatto di carta, utilizzando artefatti accumulati durante il processo migratorio. Il progetto cattura tre fasi dell’integrazione: Il Confine – la legittimazione della presenza; La Disposizione – l’accettazione di una funzione imposta; Il Palinsesto – la stratificazione di nuove esperienze su una base preesistente. È la trasformazione di un materiale effimero in una cronaca monumentale, dove ogni piega non è un incidente, ma un segno permanente del percorso compiuto.
3. Elsa Babkova
Opera: “ORIGIN IS A LIE”
Artista: Elsa Babkova
Origin Is a Lie mette in discussione il mito del principio puro. L’emergere è instabile, la ripetizione plasma l’identità e ogni fine si richiude su ciò che è venuto prima. Attraverso Ortus, Fluxus e Limen, le opere rivelano che non esiste un principio puro. Ogni forma porta con sé il proprio passato. L’inizio non è un punto: è un processo.
4. Filippi e Moschin
Opera: “THE BACK TRILOGY”
Artista: Andrea Filippi e Gabriele Moschin
The Back Trilogy si dispiega attraverso tre ritratti di schiena concepiti come atti di origami: superfici plissettate come Folded e corpi umani come Realities. In una cultura del branding frontale e dello spettacolo ingegnerizzato, la schiena si sottrae allo sguardo del consumatore, piegando l’identità nella pelle e nel tessuto. I volumi curvi si oppongono alla rigidità dell’esposizione, mentre la piega centrale diventa cucitura e incisione, punto in cui immagine, corpo e packaging convergono. La testa rasata riduce la figura alla struttura: costruita, messa in scena, esposta.
5. Li Tao
Opera: “Body in Fabric”
Artista: Li Tao
Body in Fabric è un’esplorazione visiva del rapporto tra il corpo umano e il tessuto, in cui il corpo viene trasformato in una forma morbida, astratta e scultorea. Completamente avvolta nella stoffa, la figura perde la propria identità e diventa una superficie definita da pieghe, tensioni e volumi.
Il lavoro si concentra sulla duplice natura del tessuto, inteso sia come elemento protettivo che come vincolo: nasconde il corpo, ma allo stesso tempo ne rivela la presenza attraverso pressione, peso e movimento.
Attraverso tre stati cromatici — bianco, rosso e nero — il progetto esprime diverse atmosfere emotive: calma, tensione e silenzio. Le immagini si collocano in uno spazio liminale tra moda, scultura e costruzione digitale, mettendo in discussione il modo in cui il materiale può ridefinire la percezione del corpo
6. Mariia Khomenko
Opera: “Trajectory of an impulse”
Artista: Mariia Khomenko
“Trajectory of an Impulse” scorre dalla purezza di “White Flow” — un silenzio visivo di pieghe morbide — verso la forza di “Pulsation”. In questa densità rossa, un modulo verticale incontra creste fluide come un improvviso crescendo. Il ciclo si conclude con “Shadow and Limit”, dove le curve organiche cedono il passo ad architetture rigide. Il nero assorbe tutta la luce attraverso spostamenti tettonici e spigoli netti. Questo vortice segna il punto di cristallizzazione, dove il ritmo del trittico raggiunge il suo limite assoluto.
7. Michele De Matthaeis
Opera: “CLOUD | HOLE | PLANET”
Artista: Michele De Matthaies
Le opere trasformano la carta in spazio e materia: nel bianco la piega si apre come respiro, nel nero cede mostrando assenza e vulnerabilità, nel rosso si concentra in energia e forza generativa. Un trittico che racconta nascita, metamorfosi e memoria.
8. Viktoria Selusenkova
Progetto: “FOLDED FREQUENCIES”
Artista: Viktoria Selusenkova
Folded Frequencies è un trittico che esplora la piega come traccia sonora — un residuo visivo generato da suono, pressione e tempo. Le tre opere traducono le onde audio in superfici piegate e a griglia, dove il ritmo diventa struttura e la musica lascia un segno fisico. Piuttosto che illustrare il suono, il progetto considera l’audio come una forza che agisce sulla materia. Le frequenze comprimono, fratturano ed estendono una griglia modulare, trasformando una superficie piatta in un campo di tensione, rilievo e profondità illusoria. La griglia funge da linguaggio strutturale condiviso nel trittico, mentre le pieghe operano come momenti di interruzione — pieghe generate dal ritmo, dalle pause e dall’intensità.
9. Chiara Complice
Progetto: “DOVE LA MATERIA TIENE “
Artista: Chiara Complice
È un’opera che indaga la materia come qualcosa che cambia ma allo stesso tempo resiste. Attraverso forme intrecciate e tensioni visive, mostra passaggi tra stati diversi – energia, densità e leggerezza – senza arrivare mai alla rottura. I colori (rosso, nero, bianco) evidenziano queste condizioni, mentre la struttura tiene insieme l’insieme, suggerendo continuità e persistenza nel cambiamento.
Le opere saranno realizzate su supporti forniti da Winter & Company, mentre la stampa sarà curata da Grafica Valdarno, partner tecnico dell’iniziativa.
Un ringraziamento speciale va a HAMK – Häme University of Applied Sciences (Finlandia) e Domus Academy che hanno promosso il progetto tra i propri studenti, contribuendo con candidature di grande qualità.
Per visitare Packaging Première la registrazione è obbligatoria, disponibile su packagingpremiere.it. L’accesso è gratuito ed è riservato ai professionisti del settore.
Fonte: Selfridges
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