Lo spazio progettuale dell’Art Gallery prenderà il nome di Folded Realities, ispirandosi al lavoro di Elisabetta Bonuccelli. Il tema delle pieghe, intese come tracce, accompagna tutto l’evento nell’idea di lasciare un segno, non solo grafico.
Il progetto espositivo si svilupperà all’interno di tre stanze, ciascuna caratterizzata da un colore dominante: bianco, rosso e nero. In totale verranno selezionati 9 artisti, e ciascun artista dovrà realizzare un trittico, un’opera per ciascun colore/stanza.
Ogni artista dovrà presentare: 1 opera bianca, 1 opera rossa e 1 opera nera.
Le tre opere:
- devono essere coerenti tra loro, come parti di un unico progetto,
- devono però funzionare anche singolarmente, all’interno della stanza monocromatica in cui saranno esposte,
- non devono necessariamente essere la stessa immagine declinata in tre colori: è anzi preferibile che siano tre lavori distinti, pensati specificamente per ciascun colore, mantenendo una continuità concettuale e formale.
Ogni colore non è solo una scelta cromatica, ma rappresenta un ambiente, un clima emotivo e una tensione visiva diversa. Per questo motivo, ogni opera del trittico dovrà essere ispirata anche da una traccia musicale specifica, diversa per ciascun colore. Le tracce musicali non vanno “illustrate”, ma utilizzate come stimolo emotivo, ritmico o concettuale per la costruzione dell’opera.
Il tema curatoriale propone un ritorno alla manualità come valore progettuale attivo, in cui forma, colore e suono dialogano in modo sinestetico. Poligoni, reti, reticoli e pattern modulari si comportano come strutture ritmiche, mentre increspature, creste e discontinuità generano variazioni visive assimilabili a modulazioni sonore. Su un supporto piatto, volumi e illusioni di tridimensionalità emergono grazie a sovrapposizioni, texture e mappe di rilievo, rafforzate dall’interazione tra luce e ombra, che agisce come una dinamica musicale. Il colore – rosso, bianco e nero – non è accessorio, ma funziona come elemento temporale ed espressivo. Processi ibridi, dall’analogico al digitale, permettono di simulare pieghe, materiali e deformazioni impossibili, mantenendo una resa stampabile che conserva una forte materialità. In questo modo, la trasformazione del foglio in forma e della piega in scultura diventa una partitura visiva, in cui la mano, il gesto e la materia si intrecciano con il ritmo musicale, dando vita a una plasticità visiva fatta di curvature, torsioni e spessori che rendono tangibile l’interazione tra geometria, rilievo, colore e suono.