Aspetti sempre più precisi delineano il territorio entro cui si dovranno muovere i nuovi design. Non si tratta solo di estetica o di un nuovo ciclo creativo, ma di una direzione definita in modo chiaro dal PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), cioè il regolamento sul packaging e suo smaltimento stilato dall’Unione Europea che vede la sua prima attualizzazione ad agosto 2026 e che deve essere pienamente accolto entro il 2030.
Da qui il 2026 come anno dirimente per il futuro del packaging e l’urgenza sentita da parte delle aziende di applicarne le nuove normative.
Questa spinta normativa sta già plasmando le tendenze più forti del 2026, ridisegnando priorità e linguaggi. Il primo segnale evidente riguarda l’evoluzione dei refill di seconda generazione. Forte è la spinta verso la minimizzazione della materia e la riciclabilità reale che obbliga i brand a trattare il refill non più come un semplice accessorio ecosostenibile, ma come un vero modello di sistema: contenitori progettati per durare, materiali leggeri e monostrato per le ricariche, riduzione del vetro pesante (in controtendenza rispetto al 2025) e degli accoppiati difficili da separare. Così sempre più rilevante diventa il packaging with a purpose, cioè il pack dove ogni elemento deve avere una reale finalità. Floraïku è l’emblema della confezione multi-scopo, sia esso narrativo che di utilizzo. La confezione esterna sempre più full-paper s’ispira alla scatola bento nipponica. Dentro una raffigurazione del gatto yokai, un flacone con il tappo-travel, la fiala travel size e il tappo della confezione da 50ml. Sul retro del flacone compare una haiku, una breve poesia che segue la struttura dei componimenti giapponesi. Il tappo è in realtà la custodia della travel size che, rivestita in pelle italiana e cucita a mano, raffigura dai motivi dei tessuti degli yukata a quelli dei kimono, ad immagini oniriche di leggende del Sol Levante, a paesaggi moderni.
Forte il tema dell’inclusività, che nel packaging si traduce in attenzione a bisogni sensoriali e cognitivi: è la neuro-inclusività.
Contrasti più leggibili, aperture semplificate, superfici antiscivolo, segnali tattili: elementi che vanno oltre la pura ergonomia e si trasformano in un modo per rendere l’imballaggio realmente “per tutti”. L’inclusività, qui, è anche conformità normativa.
A cambiare è anche il rapporto tra estetica e materiali. Innumerevoli i progetti che puntano su un’artigianalità industriale, fatta di carte materiche, goffrature profonde, vernici spessorate, inserti in legno o fibre naturali, elementi in materiali nobili come la porcellana.
Esempio è la carta materica Spillo Fedrigoni usata da Abaton per la sua linea Chinotto che mima la buccia dell’agrume ligure, impreziosita da lamina a caldo dorata o argentata. Il flacone è poi sormontato da un tappo in plastica ecologica nella versione EDT, in legno fatto a mano per i parfum.
Sono in porcellana di Capodimonte i tappi-scultura di Agatho per la collezione Pompei. Capsule dal forte carattere artigianale che vengono modellate, cotte e poi dipinte a mano. Processo che applica tecniche artigianali, ma con una produzione interna che permette non solo un controllo qualità assoluto, ma anche una produzione modulabile. I flaconi poi sono protetti in un coffret in legno chiuso con ceralacca
Nel frattempo, cresce un altro fenomeno: il nearshoring, ossia la tendenza a riportare produzione e forniture più vicino al mercato finale. Una scelta dettata da strategia, che chiede maggiore controllo lungo la filiera, tracciabilità precisa e riduzione dell’impronta logistica. Riavvicinare gli impianti significa avere filiere più resilienti, ridurre i rischi e rispondere più rapidamente agli adeguamenti normativi.
Il 2026 è l’anno definitivo del connected packaging: QR, UID e sistemi digitali d’identificazione diventano veicoli di trasparenza. L’obiettivo è il Digital Product Passport: packaging che dialoga, spiega, accompagna, educa.
Infine, uno dei cambiamenti più incisivi riguarda la gestione degli spazi vuoti. Il regolamento limita il void consentito negli imballaggi per e-commerce e trasporto: una rivoluzione silenziosa che sta spingendo brand e fornitori a riprogettare formati, proporzioni e protezioni interne. Il right-sizing, finora una buona pratica, diventa un obbligo strutturale.
E questo ridefinisce l’ergonomia stessa del pack.
Il risultato è chiaro: il packaging del 2026 per creativi, aziende e consumatori, significa un cambio delle regole del gioco destinate a durare.
Articolo a cura di
Filippo Bellini
Journalist
Fonte: Selfridges
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit